Demansionamento e risarcimento del danno: cosa deve dimostrare il lavoratore dopo la giurisprudenza recente?
Il demansionamento – ovvero l’assegnazione al lavoratore di mansioni inferiori rispetto al proprio inquadramento contrattuale – costituisce un inadempimento del datore di lavoro ai sensi dell’art. 2103 del Codice Civile. Tuttavia, il risarcimento del danno non è automatico: secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione (tra cui l’ordinanza n. 11586/2025), spetta al lavoratore provare con fatti concreti il pregiudizio subìto, sia patrimoniale (es. perdita di professionalità o di chance lavorative) sia non patrimoniale (es. danno morale o biologico). Il giudice può quantificare equitativamente il danno, anche sulla base della retribuzione mensile del dipendente, ma solo a fronte di una prova sufficiente della lesione effettiva.

