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Cedolare secca: come cambiano le sanzioni

l Decreto Sanzioni (D.Lgs. 87/2024), nell’ambito dell’attuazione della Riforma fiscale, prevede una generale riduzione delle sanzioni per alcune violazioni, tra cui quelle in materia di cedolare secca. La riforma del sistema sanzionatorio amministrativo italiano entra in una fase transitoria complessa con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 87 del 14 giugno 2024, che è applicabile a partire dal 1° settembre 2024.

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La (non) necessaria fisicità della sede sindacale

Il sistema delineato dall’articolo 2113, cod. civ., trova applicazione a tutte le rinunce e a tutte le transazioni inerenti a rapporti che ricadono nell’articolo 409, c.p.c. (dunque, non soltanto ai rapporti del prestatore di lavoro subordinato, ma anche del lavoratore parasubordinato, dell’agente persona fisica, del lavoratore dell’impresa familiare, ai sensi dell’articolo 230-bis, cod. civ., del lavoratore etero-organizzato di cui all’articolo 2, D.Lgs. 81/2015), che riguardino, però, diritti la cui fonte sia una norma inderogabile o di legge o della contrattazione collettiva, con esclusione dei diritti nascenti dalla contrattazione individuale.

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Contrazione dei redditi da lavoro autonomo negli anni successivi al sinistro: risarcimento

Decisivo è, pertanto, stabilire se - come sostiene la controricorrente - la censura proposta metta in discussione il principio, enunciato da questa Corte, secondo cui, agli effetti del risarcimento del danno da riduzione della capacità lavorativa specifica, va considerata l'incidenza dell'invalidità permanente su un reddito di lavoro autonomo avuto riguardo al reddito "dichiarato" ai fini dell'imposta sul reddito.

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Sull’applicabilità della regola della “stabilizzazione” dei postumi ai danni derivanti da infortunio sul lavoro

Al fine di stabilire quando applicare la regola della stabilizzazione dei postumi (art. 83) occorre verificare, dunque, se il peggioramento delle condizioni di inabilità, causalmente correlato a circostanze che originano sempre dall'originario infortunio, si inseriscano nella catena causale modificando la naturale evoluzione del processo morboso avviato dal medesimo infortunio oppure ne realizzino la naturale evoluzione. E ciò in quanto, solo la naturale evoluzione delle conseguenze derivanti dall’infortunio soggiace alla regola della stabilizzazione dei postumi, viceversa la concausa sopravvenuta e causalmente dipendente dall'infortunio, proprio per il suo carattere di evento non prevedibile ed estraneo al naturale evolversi del danno originario, si colloca logicamente al di fuori della regola di stabilizzazione dei postumi di cui al citato art. 83 settimo comma del d.P.R. n.1124 del 1965 e non ne consente l'applicazione (Corte Cost. n. 46 del 12 febbraio 2010).

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Obbligo di avvisare il lavoratore dell’imminente superamento del comporto nel caso di informazioni errate sui giorni di malattia nei prospetti presenze.

Un lavoratore conveniva in giudizio il proprio datore di lavoro per accertare l’illegittimità del licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato nei suoi confronti. La Corte d’Appello di Roma, ribaltando la pronuncia di primo grado, accertava che la società fosse tenuta ad avvisare il lavoratore della prossima scadenza del periodo di comporto, avendo indicato nei prospetti presenze allegati ai cedolini un numero di giorni di assenze per malattia inferiori (241) rispetto a quelli in concreto realizzati dal lavoratore (371), generando in quest’ultimo un incolpevole affidamento,

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Il dipendente che effettua un furto di piccolo importo non può essere licenziato causa la sproporzione tra sanzione applicata e condotta contestata

La vicenda ha riguardato un dipendente, con mansioni di magazziniere addetto alla cella frigo,  di una società di capitale che ha seguito del furto di generi alimentari veniva licenziato dalla società. Il lavoratore impugnava il provvedimento espulsivo della società. Il Tribunale adito in parziale accoglimento dell’impugnativa del licenziamento condannava la convenuta, ai sensi dell’art. 18, comma 5, St. Lav., a corrispondere al lavoratore una somma pari a 15 mensilità della retribuzione globale di fatto, negandogli invece la reintegrazione nel posto di lavoro. Avverso tale decisione entrambe le parti avevano proposto reclamo. I giudici di appello riuniti i procedimenti instaurati li rigettavano entrambi, confermando che il fatto imputato al lavoratore ai sensi dell’art. 229 del CCNL applicato fosse passibile di licenziamento ed anche che la correttezza della valutazione compiuta dal primo giudice sulla non proporzionalità della sanzione, tenuto conto che l’appropriazione aveva riguardato merce di valore esiguo. Avverso tale decisione il datore di lavoro proponeva ricorso in cassazione fondato su un unico motivo. Il lavoratore resistette con controricorso, contenente ricorso incidentale, pure a mezzo di unico motivo.

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VIOLAZIONI CONTRIBUTIVE: ENTRA IN VIGORE IL NUOVO REGIME SANZIONATORIO INPS

Una delle novità principali riguarda l'introduzione di un sistema di ravvedimento operoso, per chi, in caso di omissione contributiva, provveda spontaneamente, prima di contestazioni o richieste da parte degli enti impositori, a versare, in unica soluzione, i contributi entro i 120 giorni successivi alla scadenza originaria del termine di pagamento. In questi casi, la sanzione ordinaria, che in genere si calcola annualmente applicando il tasso ufficiale di riferimento (TUR) – attualmente pari al 4,25% - maggiorato di 5,5 punti, verrà ridotta. In particolare, per favorire chi regolarizza tempestivamente e volontariamente la propria posizione, la sanzione avrà ad oggetto esclusivamente il tasso ufficiale di riferimento, senza dunque la citata maggiorazione del 5,5%. La sanzione civile, in ogni caso, non può essere superiore al 40 per cento dell'importo dei contributi o premi non corrisposti entro la scadenza di legge.

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I presupposti per la ripetizione da parte dell’INPS della indennità di disoccupazione involontaria

Con il ricorso è denunciata la violazione e falsa applicazione degli artt. 45 comma 3, 73 comma 2, 76 comma 3 e 77 del R.D.L. 4 ottobre 1935 n. 1827 convertito con modificazioni nella legge 6 aprile 1936 n. 1155, nel testo vigente ratione temporis, con riferimento all’art. 32 comma 5 della legge 4 novembre 2010 n. 183 e dell’art. 2033 c.c., con riguardo al giudizio di accertamento negativo dell’obbligo di restituzione dell’indennità ordinaria di disoccupazione involontaria percepita da C. G. C. nel periodo dal 15.6.2010 al 16.6.2011.

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Il licenziamento disciplinare

A tali nozioni legali deve innanzitutto fare riferimento il giudice chiamato a verificare la legittimità di un licenziamento disciplinare, tenendo conto di una pluridecennale giurisprudenza di legittimità che ha interpretato dette disposizioni nel senso che la riconduzione del fatto contestato e accertato alle ipotesi normative è frutto di selezione e valutazione di una pluralità di elementi, con “un giudizio complesso, che si relaziona, da un lato, alla portata oggettiva e soggettiva dei fatti contestati, alle circostanze nelle quali sono stati commessi e all’intensità del profilo intenzionale; dall’altro lato, alla proporzionalità tra tali fatti e la sanzione inflitta, per stabilire se la lesione dell’elemento fiduciario su cui si basa la collaborazione del prestatore di lavoro, sia tale, in concreto, da giustificare la massima sanzione disciplinare” (in termini, Corte Cost. n. 129 del 2024).

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Licenziamento per soppressione del posto del lavoratore con disabilità: necessario il parere della commissione medica

I giudici di secondo grado accertavano sia la sussistenza della soppressione del posto al quale era adibito il lavoratore sia l’adempimento dell’obbligo di repêchage in capo al datore di lavoro; il dipendente non era, infatti, in possesso dei necessari titoli abilitativi per poter condurre mezzi speciali, non aveva esperienze pregresse nelle mansioni impiegatizie e, inoltre, era oggetto di prescrizioni mediche che precludevano lo svolgimento di mansioni di raccolta di rifiuti “porta a porta”.

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L’INPS non può limitare la concessione della Naspi solo ad alcune ipotesi di dimissioni per giusta causa

Il lavoratore vedeva rigettata dall’INPS la sua richiesta di accedere alla Naspi; ad avviso del Comitato provinciale dell’Istituto solo le ipotesi di dimissioni per giusta causa motivate dal mancato pagamento della retribuzione, l’aver subito molestie sessuali e la modifica peggiorativa delle mansioni permetterebbero di accedere alla prestazione (ipotesi esemplificate dall’INPS con propria circolare). Il lavoratore conveniva in giudizio l’INPS dinnanzi al Tribunale di Milano.

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I controlli del datore di lavoro sull’adempimento della attività lavorativa tramite agenzia investigativa divieti, limiti ai controlli diversi

L’assunto in partenza dichiarato dalla Corte territoriale, secondo cui l'attività lavorativa del G. poteva essere controllata dall’agenzia investigativa al fine di verificare il corretto adempimento delle prestazioni cui questi era tenuto, pregiudica ogni successivo argomentare perché radicato su di una esatta ricognizione della fattispecie astratta di riferimento ed impone un nuovo esame al giudice del rinvio; questi, emendato l’errore di diritto, verificherà nella concretezza della vicenda sottoposta al suo giudizio se il controllo investigativo riguardasse l'adempimento o l'inadempimento dell'obbligazione contrattuale del lavoratore, oppure, senza sconfinare in una attività di vigilanza dell’attività lavorativa, fosse finalizzato all’accertamento di atti illeciti.

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