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Mansioni superiori e sostituzione a tempo indeterminato: la Cassazione fissa i limiti all’abuso del datore di lavoro (Cass. ord. n. 31120/2025).

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31120/2025, ha ribadito che l’assegnazione a mansioni superiori in sostituzione di un collega assente con diritto alla conservazione del posto non esclude automaticamente il diritto del lavoratore all’inquadramento definitivo nella qualifica superiore. Tale eccezione deve essere rigorosamente accertata e non può coprire un uso prolungato – nel caso di specie, quadriennale – del dipendente in mansioni superiori senza riconoscimento della relativa qualifica. La Cassazione ha così cassato la sentenza d’appello, sottolineando l’esigenza di tutelare la professionalità del lavoratore da possibili abusi del datore di lavoro, anche alla luce della durata sproporzionata della sostituzione rispetto al termine di tre mesi previsto dal CCNL Federambiente.

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Il trasferimento del lavoratore disabile o caregiver in caso di chiusura della sede di lavoro: il ruolo degli accomodamenti ragionevoli, della giurisprudenza e della tutela antidiscriminatoria.

In caso di chiusura della sede di lavoro, il trasferimento coatto di un lavoratore con disabilità riconosciuta ai sensi della legge 104/1992 – o di un caregiver che assiste un familiare con disabilità grave – non è automaticamente legittimo. Il datore di lavoro è tenuto, ai sensi dell’art. 3, comma 3‑bis, del d.lgs. 216/2003 (attuativo della direttiva 2000/78/CE), a valutare e adottare accomodamenti ragionevoli, intesi come misure efficaci, proporzionate e condivise volte a garantire la piena parità di trattamento. Come chiarito dalla Corte d’Appello di Milano, sentenza n. 668/2025, il semplice spostamento a una sede “più vicina” non costituisce di per sé un accomodamento ragionevole se non è frutto di un effettivo confronto con il lavoratore e se, in concreto, determina un aggravio delle sue condizioni (es. orari più impegnativi, tempi di trasferimento non compatibili con le prescrizioni mediche). Analogamente, la Cassazione Civile, Sez. Lav., 10 gennaio 2025, n. 605, ha affermato che il lavoro agile può rappresentare un accomodamento ragionevole qualora sia tecnicamente praticabile e non comporti oneri sproporzionati per l’azienda – specie se già sperimentato in passato, come durante la pandemia. Pertanto, in presenza di chiusura della sede, il datore deve preliminarmente interloquire con il lavoratore disabile o caregiver, valutare alternative (tra cui smart working, riassunzione in altra sede vicina o mantenimento parziale della sede), e dimostrare l’impossibilità di ogni accomodamento prima di imporre un trasferimento o procedere a licenziamento. Il mancato rispetto di tali obblighi integra discriminazione indiretta e rende illegittimo il rifiuto della prestazione da parte del lavoratore.

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Licenziamento immediato per stalking e violenza domestica: un’evoluzione giurisprudenziale tra tutela della vittima e sanzione del reato.

Il licenziamento per giusta causa è legittimo – e ormai considerato inevitabile dalla giurisprudenza – quando un lavoratore commette reati di stalking (art. 612-bis c.p.) o violenza domestica, anche al di fuori dell’ambiente lavorativo. La Corte di Cassazione (ordinanza n. 13720/2023) ha chiarito che tali condotte, per la loro gravità e lesività dei valori di rispetto e integrità, compromettono irrimediabilmente il rapporto di fiducia sotteso al contratto di lavoro, giustificando la risoluzione immediata del rapporto senza preavviso.

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Oltre il mobbing: la sottostima giuridica dello straining e le nuove frontiere del danno esistenziale.

Lo straining è una forma subdola ma gravissima di disagio lavorativo, spesso confusa con il mobbing o con lo stress ordinario. A differenza del mobbing, non richiede azioni vessatorie ripetute nel tempo: basta un atto isolato ma intenzionale e discriminatorio — come un demansionamento, un trasferimento punitivo o l’isolamento professionale — a produrre effetti negativi costanti e permanenti sulla salute psicofisica, sulla carriera e sulla qualità della vita del lavoratore. La giurisprudenza più recente, in particolare la Cassazione con l’ordinanza n. 31367/2025, ha chiarito che non serve dimostrare un intento persecutorio sistematico: la violazione dell’art. 2087 c.c. scatta già quando l’azienda tollera, anche per negligenza, un ambiente stressogeno che ledi la dignità e la salute del dipendente. Lo straining, dunque, non è un “mobbing minore”, ma una figura autonoma di danno, con specifiche implicazioni peritali, risarcitorie e preventive — finora sottovalutata, ma oggi sempre più riconosciuta dalle Corti.

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Assegno di Incollocabilità dal 2026: continuità assistenziale per i titolari di rendita INAIL oltre i 67 anni.

Dal 1° gennaio 2026, l’assegno di incollocabilità INAIL sarà erogato fino ai 67 anni, in linea con l’età pensionabile. La misura, confermata dalla circolare INAIL n. 55/2025 e dal decreto-legge n. 159/2025, garantisce continuità assistenziale ai lavoratori con invalidità da infortunio o malattia professionale che non possono essere reinseriti in alcun contesto lavorativo, evitando brusche interruzioni del reddito proprio nella fase di transizione alla pensione.

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A tempo indeterminato, ma solo sulla carta: quando la somministrazione diventa una trappola per la stabilità del lavoro.

La giurisprudenza italiana ed europea sta tracciando con forza un confine invalicabile: la somministrazione di lavoro deve essere temporanea — sempre. Anche quando il lavoratore è assunto a tempo indeterminato dall’agenzia, non è legittimo tenerlo in missione presso lo stesso utilizzatore per anni senza limiti, come se si trattasse di un dipendente occulto. La Corte di Giustizia UE e la Cassazione chiariscono che superare una soglia “ragionevolmente temporanea” configura un abuso, con conseguente costituzione automatica del rapporto di lavoro con l’azienda utilizzatrice. La flessibilità non può diventare una scorciatoia per aggirare la stabilità.

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Sicurezza sul Lavoro nel 2025: tra riforme urgenti, responsabilità diffuse e il diritto alla salute come priorità assoluta

Il Decreto Sicurezza 2025 segna una svolta culturale: la sicurezza sul lavoro non è più solo un obbligo burocratico, ma un atto di rispetto verso le persone. Finalmente riconosce i rischi psicosociali, rafforza le responsabilità lungo tutta la filiera e chiede alle aziende di costruire una prevenzione partecipata — perché tornare a casa sani non è un privilegio, è un diritto.

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Le Nuove Frontiere del Diritto del Lavoro nel 2025 – Tra Controlli, Licenziamenti, Stress Organizzativo e Tutele Costituzionali

Nel 2025 il diritto del lavoro si è trasformato radicalmente: la Corte di Cassazione ha chiarito che un patto di prova privo delle mansioni è nullo “geneticamente”, rendendo il licenziamento per “mancato superamento” illegittimo ab origine e scatenando la tutela reintegratoria. Al contempo, le aziende sono ora responsabili per stress lavoro-correlato anche senza mobbing: basta un ambiente oggettivamente stressogeno e la mancata adozione di misure correttive (Cass., ord. n. 10730/2025). Il DDL Lavoro 2024, in vigore dal 2025, introduce regole stringenti su periodi di prova, assenze ingiustificate (equiparate a dimissioni) e obblighi di trasparenza durante la cassa integrazione. Un nuovo paradigma si afferma: il lavoro non è solo prestazione, ma spazio di dignità, salute e diritti effettivi.

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Lo smart working come accomodamento ragionevole per i lavoratori con disabilità: l’orientamento della Corte di Cassazione del 10 gennaio 2025

L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 605 del 10 gennaio 2025 segna un passo decisivo nella tutela dei lavoratori con disabilità: lo smart working, quando idoneo e privo di oneri sproporzionati per l’azienda, può costituire un “accomodamento ragionevole” ai sensi della normativa antidiscriminatoria. Il rifiuto del datore di lavoro di valutare tale soluzione – ad esempio in caso di trasferimento problematico – può configurare una discriminazione illegittima e rendere nullo il conseguente licenziamento. La sentenza riafferma così il dovere del datore di adottare misure attive per preservare il posto di lavoro del disabile, in coerenza con la Direttiva UE 2000/78/CE e con i principi di buona fede, correttezza e solidarietà sociale.

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Cassazione ribalta il rifiuto dell’indennità di accompagnamento: la “supervisione continua” equivale all’“aiuto permanente”

La Corte di Cassazione ha stabilito che la “supervisione continua” nella deambulazione soddisfa il requisito legale per l’indennità di accompagnamento previsto dall’art. 1 della legge n. 18/1980, poiché implica l’impossibilità di camminare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore. La sentenza ribadisce che tale condizione, se continua e non episodica, integra pienamente la fattispecie normativa, a prescindere dalla valutazione della residua autonomia funzionale secondo la scala di Barthel.

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Bonus Mamme 2025: fino a 480 euro per le lavoratrici con almeno due figli – ecco chi può richiederlo e come fare

Il Bonus Mamme 2025 è un contributo economico introdotto dal decreto-legge n. 95/2025 e disciplinato dall’INPS con la circolare n. 139 del 28 ottobre 2025. Si tratta di un sostegno mensile di 40 euro (fino a 480 euro annui), esentasse e non rilevante ai fini ISEE, destinato alle lavoratrici con almeno due figli e un reddito annuo da lavoro non superiore a 40.000 euro.

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Quando il potere disciplinare diventa persecuzione: il confine tra legittima gestione aziendale e mobbing organizzativo

Il ricorso riguarda un caso di abuso del potere disciplinare e mobbing organizzativo ai danni di un lavoratore con oltre 30 anni di anzianità, inquadrato come Capo Reparto di 2° livello nel settore della grande distribuzione. A partire dal 2022, in seguito all’arrivo di un nuovo direttore, il lavoratore — riconosciuto come caregiver ai sensi della legge 104/1992 — è stato sottoposto a una serie reiterata di contestazioni disciplinari infondate o sproporzionate, spesso relative a irregolarità minime (es. prodotti scaduti di 1-2 giorni, esposizione di mozzarelle a temperatura ambiente, errori di etichettatura), tollerate fino a quel momento e mai sanzionate per altri colleghi. Nonostante il riconoscimento dello status di caregiver, l’azienda ha effettuato un trasferimento d’ufficio illegittimo (febbraio 2024), in violazione dell’art. 33, comma 3, della legge 104/1992, e ha proseguito con una condotta vessatoria sistematica, aggravata da controlli mirati anche durante i permessi ex legge 104 e da provvedimenti disciplinari notificati in modo da impedire una difesa efficace.

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