Quando il potere disciplinare diventa persecuzione: il confine tra legittima gestione aziendale e mobbing organizzativo
Il ricorso riguarda un caso di abuso del potere disciplinare e mobbing organizzativo ai danni di un lavoratore con oltre 30 anni di anzianità, inquadrato come Capo Reparto di 2° livello nel settore della grande distribuzione. A partire dal 2022, in seguito all’arrivo di un nuovo direttore, il lavoratore — riconosciuto come caregiver ai sensi della legge 104/1992 — è stato sottoposto a una serie reiterata di contestazioni disciplinari infondate o sproporzionate, spesso relative a irregolarità minime (es. prodotti scaduti di 1-2 giorni, esposizione di mozzarelle a temperatura ambiente, errori di etichettatura), tollerate fino a quel momento e mai sanzionate per altri colleghi. Nonostante il riconoscimento dello status di caregiver, l’azienda ha effettuato un trasferimento d’ufficio illegittimo (febbraio 2024), in violazione dell’art. 33, comma 3, della legge 104/1992, e ha proseguito con una condotta vessatoria sistematica, aggravata da controlli mirati anche durante i permessi ex legge 104 e da provvedimenti disciplinari notificati in modo da impedire una difesa efficace.

