Demansionamento, danno morale e danno alla professionalità.
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 20593/2024 del 1° ottobre 2025, ha riformato la sentenza della Corte d’Appello di Brescia per aver liquidato in modo unitario il danno patrimoniale alla professionalità e il danno morale conseguenti a un demansionamento. La Suprema Corte ha ribadito che il danno morale — inteso come sofferenza interiore non riconducibile a lesioni psico-fisiche — va sempre liquidato in modo autonomo rispetto al danno patrimoniale e a quello biologico. Inoltre, ha rilevato che la stessa Corte d’Appello aveva accertato un pregiudizio relazionale (avendo i colleghi percepito come dequalificante l’assegnazione a mansioni di cassiere), ma non ne aveva disposto il risarcimento. Pertanto, ha cassato la sentenza impugnata e rinviato alla Corte d’Appello di Brescia, in diversa composizione, per una corretta e distinta liquidazione delle diverse componenti del danno non patrimoniale.

