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Nessun compenso per l’amministratore di condominio senza rinnovo formale del mandato:

L’articolo riporta una recente sentenza del Tribunale di Massa (n. 432 del 4 agosto 2023) che chiarisce un aspetto cruciale del diritto condominiale: l’amministratore di condominio, una volta scaduto il mandato e in assenza di un rinnovo formale da parte dell’assemblea, non ha diritto ad alcun compenso, neppure se i condomini approvano il bilancio che include la sua parcella. Dopo il biennio previsto dall’art. 1129 del Codice Civile (un anno più un rinnovo automatico), l’incarico termina e l’amministratore entra in una fase di prorogatio imperii, durante la quale può compiere solo atti urgenti e conservativi, ma non attività ordinarie. In questa fase, non può pretendere il compenso, salvo il rimborso delle spese documentate per interventi indispensabili. La sentenza mette in guardia sia i condomini che gli amministratori dall’errata prassi dei “rinnovi taciti” e ribadisce che la forma è sostanza: senza una delibera esplicita di riconferma, ogni pagamento per servizi ordinari è illegittimo e può essere richiesto indietro.

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La riforma del recupero crediti: quando l’avvocato sostituisce il giudice.

La riforma del recupero crediti introdotta dal DDL 978 prevede che l’avvocato del creditore, e non più il giudice, possa emettere un’intimazione ad adempiere che, se non contestata entro 40 giorni, diventa titolo esecutivo. Questo elimina il controllo preventivo del magistrato previsto oggi dal procedimento monitorio (decreto ingiuntivo), con l’obiettivo di accelerare le procedure, ma solleva forti preoccupazioni sul diritto di difesa dei debitori, soprattutto dei consumatori. Parallelamente, un altro disegno di legge delega interviene sull’esecuzione forzata, introducendo aggiustamenti tecnici per renderla più efficiente: tra le novità, la vendita privata dell’immobile pignorato da parte del debitore (con garanzie), l’abolizione della formula esecutiva, l’anticipazione della nomina del custode, e l’estensione delle norme antiriciclaggio alle vendite esecutive. Si tratta di una riforma più tecnica e meno rivoluzionaria rispetto a quella del DDL 978, ma comunque significativa per la pratica forense. In sintesi: da un lato si semplifica drasticamente l’accesso all’esecuzione forzata; dall’altro si cerca di ottimizzarne lo svolgimento, con attenzione a equilibrio, trasparenza e tempi.

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Il nuovo volto del salario minimo in Italia:

Con questa legge, l’Italia compie un passo storico verso un mercato del lavoro più equo e trasparente. Sebbene la piena operatività del sistema dipenda dai futuri decreti attuativi, la direzione è chiara: nessun lavoratore dovrà più essere pagato al di sotto di un livello minimo dignitoso, stabilito non da logiche di concorrenza al ribasso, ma dal valore del lavoro stesso.

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Il licenziamento della lavoratrice divenuta disabile:

Il licenziamento di una lavoratrice divenuta disabile non è automaticamente illegittimo, ma può ritenersi giustificato qualora il datore di lavoro dimostri l’assenza di mansioni compatibili con il suo stato di salute all’interno dell’organizzazione aziendale. La Corte di Cassazione, con le sentenze n. 18245 e n. 17789 del 2025, ha ribadito che la sopravvenuta inidoneità assoluta e permanente – accertata da organi medico-legali – integra una causa legittima di recesso datoriale solo se non sussistono posizioni lavorative alternative idonee a rispettare le prescrizioni sanitarie. Il datore ha l’onere di provare concretamente l’impossibilità di ricollocamento, tenendo conto delle dimensioni, della struttura e dell’organizzazione dell’azienda, senza che ciò comporti l’obbligo di creare posti ad hoc, ma richiedendo comunque un’effettiva verifica delle opportunità esistenti.

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Licenziamento illegittimo e tutela del lavoratore:

Nel 2025, la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione hanno ridefinito i confini della tutela contro il licenziamento illegittimo, dichiarando incostituzionale il tetto massimo di sei mensilità di indennità per le PMI (art. 9, Jobs Act) e rafforzando la protezione antidiscriminatoria, anche nei casi in cui il recesso sia formalmente giustificato da esigenze organizzative. In particolare, con l’ordinanza n. 460/2025 (R.G.N. 11134/2022), la Cassazione ha chiarito che la sussistenza di un motivo organizzativo non esclude la natura discriminatoria del licenziamento, soprattutto quando colpisce un lavoratore con grave handicap ai sensi della legge 104/1992. La giurisprudenza conferma inoltre che l’onere della prova della non discriminazione spetta al datore di lavoro, una volta che il lavoratore abbia fornito elementi plausibili a sostegno della propria tesi.

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Cartella esattoriale mai ricevuta?

Hai mai ricevuto un pignoramento o un fermo auto senza aver mai visto la cartella esattoriale? Potresti non dover pagare. Secondo la Cassazione, la mancata notifica della cartella rende nulla l’intera procedura di riscossione — anche dopo 20 anni. Ma attenzione: impugnare la cartella sanerebbe il vizio. La difesa corretta parte dal primo atto successivo (intimazione, pignoramento, ecc.), contestando la mancata notifica. Spetta all’esattore dimostrare, con la relata o l’avviso di ricevimento, che la cartella è stata consegnata. Senza questa prova, il debito non è esigibile.

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Pace fiscale, stop alla condanna per evasione: la Cassazione applica la riforma Cartabia

Con una storica sentenza del 1° ottobre 2025 (n. 32525), la Corte di Cassazione ha stabilito che chi estingue integralmente il proprio debito con il Fisco attraverso la pace fiscale può ottenere l’annullamento della condanna penale per evasione. La decisione si basa sull’interazione tra la riforma Cartabia (Dlgs 150/2022), che ha introdotto la valutazione della condotta successiva al reato ai fini della non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.), e la riforma tributaria (Dlgs 87/2024), che esplicita come l’adempimento completo di un piano di rateizzazione debba essere considerato nel giudizio di non punibilità. La Cassazione ha annullato con rinvio la condanna di due amministratori di una srl, ribadendo che, pur non cancellando automaticamente il reato, l’estinzione del debito deve essere obbligatoriamente valorizzata in un giudizio complessivo sulla punibilità.

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Tribunale di Bari – Sezione Lavoro n. 1557 – 17.09.25

La causa riguarda un lavoratore appartenente alle categorie protette che, dopo aver prestato servizio in somministrazione a tempo indeterminato presso la stessa azienda dal 2018 al 2024, chiede al Tribunale di Bari di dichiarare abusivo l’uso dello staff leasing e di riconoscergli un rapporto di lavoro diretto a tempo indeterminato con l’azienda utilizzatrice. Il Tribunale rigetta la domanda, ritenendo che la somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) sia estranea alla Direttiva UE 2008/104 e non configuri un abuso, poiché il lavoratore godeva di un contratto stabile con l’agenzia e non era in una condizione di precarietà.

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Comportamento processuale connotato da mala fede o colpa grave.

Mentre per i primi due commi dell’articolo 96 c.p.c. è necessaria per la condanna al risarcimento dei danni una “istanza della parte danneggiata”, per il terzo comma il giudice può “in ogni caso” condannare il soccombente “anche d’ufficio ”al pagamento in favore dell’altra parte di una somma equitativamente determinata. Ciò comporta una elevata discrezionalità del Giudice, tanto da porre dei dubbi giurisprudenziali sugli oggettivi presupposti applicativi dell’istituto di cui al terzo comma, posto che non viene esplicitata una precisa condotta materiale o psicologica del soccombente (stabilita invece dal primo comma), ma viene, invece, posta dal legislatore la possibilità per il Giudice di condannarlo “in ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi dell’articolo 91”.

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Superbonus 70%

Nel 2024 l'agevolazione scenderà al 70% del costo dei lavori, sia per chi inizia nuovi lavori che per chi li ha iniziati quest'anno con il 90%. Non ci sarà possibilità di cessione del credito, se non nei casi in cui la delibera condominiale e la Cila (comunicazione inizio lavori) risalgono a prima del 17 febbraio 2023. Nel 2025, poi, l'aliquota scenderà ancora al 65%, e sarà l'ultimo anno in cui l'agevolazione sarà attiva.

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Bonus Mutui 2024

Il governo ha inserito nella manovra una nuova misura per agevolare le famiglie numerose. Chi ha più di tre figli e richiede un mutuo per comprare la prima casa potrà avere una garanzia da parte dello Stato pari all'80% del prestito, a patto che la somma presa in prestito sia almeno l'80% del valore della casa. La percentuale salirà all'85% per chi ha quattro figli e al 90% per chi ne ha cinque o più. Il requisito Isee sarà fissato a 40mila euro per chi ha tre figli, 45mila euro per chi ne ha quattro e 50mila euro per chi ne ha cinque o più. Saranno considerati solo i figli a carico di età inferiore ai 21 anni. L'importo massimo della garanzia sarà di 250mila euro, e per chi ne è beneficiario le banche non potranno chiedere altre garanzie personali.

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