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Geolocalizzazione “a Spot” e Smart Working: Il Tribunale di Cosenza Frena l’Eccesso di Potere del Garante

Il perimetro dei controlli a distanza nel lavoro agile trova un nuovo, fondamentale punto di equilibrio con la sentenza del Tribunale di Cosenza del 1 luglio 2026 (n. 1368/25 RG). Il caso trae origine dall'ordinanza-ingiunzione con cui il Garante per la protezione dei dati personali ha irrogato una sanzione da 50.000 euro a un Ente pubblico, ritenendo illegittimo l'uso dell'applicativo "Time Relax" per la geolocalizzazione dei dipendenti in smart working. L'Autorità aveva qualificato il trattamento come un monitoraggio continuo e indiscriminato, in contrasto con la natura flessibile del lavoro agile. Il Giudice civile, tuttavia, annulla il provvedimento sanzionatorio operando un distinguo tecnico e giuridico dirompente: da un lato, dimostra che il software non traccia i movimenti in modo diuturno, ma si limita a una geolocalizzazione "istantanea ed estemporanea" esclusivamente al momento della timbratura; dall'altro, sancisce l'eccesso di potere del Garante, il quale non può esorbitare dalle proprie competenze in materia di privacy per esprimere un giudizio tecnico-giuridico sul modello contrattuale giuslavoristico pattuito tra le parti. Ne scaturisce una pronuncia-manuale essenziale per gli addetti ai lavori, chiamata a ristabilire i confini tra tutela della riservatezza e potere datoriale di verifica dell'adempimento.

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Lavoro subordinato nel settore sportivo e federale: l’irrilevanza del nomen iuris e la prova decisiva dell’eterodirezione.

La sentenza n. 2701/2026 della Corte d'Appello di Roma affronta una questione ricorrente nel diritto sportivo: la qualificazione del rapporto di lavoro dei tecnici federali apicali. Nel caso di specie, un ex giocatore olimpico di tiro a volo, incaricato per 25 anni (1998-2022) come allenatore e direttore tecnico delle squadre nazionali mediante contratti annuali denominati "contratto d'opera professionale", ha agito in giudizio contro la Federazione per ottenere l'accertamento della natura subordinata del rapporto, il pagamento di oltre € 387.000,00 a titolo di differenze retributive e contributive, nonché il risarcimento del danno per il mancato rinnovo dell'incarico nel 2022, qualificato come licenziamento illegittimo. Il Tribunale di Roma (sentenza n. 1876/2025) ha rigettato integralmente le domande, ritenendo sussistente un rapporto di lavoro autonomo. La Corte d'Appello, con la sentenza in commento, ha confermato l'impugnata, rigettando l'appello e condannando l'appellante alle spese di lite. Il fulcro della decisione risiede nella rigorosa analisi del concreto atteggiarsi del rapporto, che ha escluso l'esistenza del vincolo di subordinazione gerarchica, organizzativa e disciplinare tipico del lavoro subordinato, valorizzando invece l'autonomia gestionale e funzionale del tecnico, confermata dalla documentazione probatoria (in particolare le e-mail che dimostravano la contemporanea attività imprenditoriale del tecnico come agente di commercio).

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Lo Sfruttamento dei “Colletti Bianchi” e delle Professioni Non Manuali

Il dibattito sull'estensione dell'Art. 603-bis c.p. (Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro) si trova oggi di fronte a una svolta epocale. Storicamente limitata alla sfera del lavoro manuale e bracciantile per via del termine letterale "manodopera", la norma viene progressivamente ridiscussa dalla giurisprudenza di legittimità (come nella recente Cassazione n. 12685/2026), che tenta di tracciare i confini dello sfruttamento nei settori dei servizi complessi. Parallelamente, la realtà socio-economica mostra un punto di rottura evidente: il dilagare di condizioni para-schiavistiche ai danni di lavoratori altamente qualificati — nei settori del data entry, degli studi professionali, della logistica avanzata e della comunicazione — costretti ad accettare compensi irrisori sotto il ricatto dello "stato di bisogno". La sfida dogmatica, mai affrontata finora dai Tribunali del Lavoro italiani, consiste nel superare l'interpretazione letterale della norma senza violare il principio di tassatività penale. La chiave di volta risiede nella decostruzione tecnologico-funzionale del lavoro: quando la prestazione intellettuale viene standardizzata, privata di autonomia e inserita in catene di montaggio digitali regolate da algoritmi aziendali, essa perde la natura di "opera dell'ingegno" e regredisce a "manodopera cognitiva". Lo sfruttamento, pertanto, non viaggia più solo sui muscoli, ma sui pixel, rendendo l'intervento penale non più un'estensione analogica, ma un atto di coerenza costituzionale a tutela della dignità umana.

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ADI e Permessi per “Casi Speciali”: La Circolare INPS n. 58/2026 come Strumento di Tutela e Inclusione Sociale

La recente Circolare INPS n. 58 del 20 maggio 2026 sblocca l’accesso all’Assegno di Inclusione (ADI) per i titolari di permesso di soggiorno per "casi speciali" (vittime di violenza, tratta o grave sfruttamento). Grazie alla tempestiva azione dello Studio Argari, che ha dato visibilità alla norma dopo le nostre sollecitazioni, oggi sono chiari i requisiti documentali e le modalità di erogazione. Una vittoria concreta per la tutela dei diritti delle fasce più vulnerabili.

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Licenziamento del lavoratore disabile: il silenzio non attenua la responsabilità datoriale. Analisi della pronuncia Cass. n. 4623/2026.

Quando un lavoratore disabile viene licenziato per aver superato il periodo di comporto (il termine massimo di assenza per malattia), la legge non si limita a guardare il calendario: chiede al datore di lavoro di fare un passo in più. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4623/2026, ha chiarito un principio fondamentale: il silenzio del lavoratore sulla propria condizione di salute non giustifica il licenziamento, né tantomeno riduce il risarcimento dovuto. Spetta all'azienda, infatti, attivarsi con diligenza per verificare se le assenze siano legate a una disabilità e, in tal caso, valutare soluzioni alternative prima di procedere al recesso. Se questo dovere viene meno, il licenziamento è nullo per discriminazione e il lavoratore ha diritto alla reintegrazione e al risarcimento integrale – senza sconti.

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Tutela del periodo di comporto e illegittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo in costanza di malattia: analisi alla luce dell’ordinanza Cass. civ. n. 5469/2026

Quando un lavoratore si assenta per malattia, il rapporto di lavoro non si interrompe: la legge gli riconosce un periodo di tutela, denominato "comporto", durante il quale il posto è conservato. Ma cosa accade se il datore di lavoro, a fronte di frequenti assenze certificate, decide di licenziare per ragioni organizzative? La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5469 del 2026, ha chiarito un principio fondamentale: finché il periodo di comporto non è esaurito, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo fondato su assenze per malattia è illegittimo. Nel presente contributo si analizzano i confini tra rischio d'impresa e tutela della salute, alla luce della disciplina di cui all'art. 2110 c.c. e dei più recenti orientamenti di legittimità, offrendo spunti operativi per datori di lavoro e lavoratori.

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L’Apprendista “Già Esperto”: Quando il Risparmio Contributivo Si Trasforma in Nullità Contrattuale

Quando il contratto di apprendistato viene strumentalizzato come mero veicolo di ottimizzazione contributiva, privo di una reale finalità formativa, l’ordinamento ne sanziona l’invalidità strutturale. Con la sentenza del 27 gennaio 2026, il Tribunale di Udine ha dichiarato la nullità radicale di un rapporto di apprendistato professionalizzante, qualificandolo come simulazione posta in essere esclusivamente per fruire indebitamente degli sgravi fiscali. La pronuncia ribadisce un principio giurisprudenziale consolidato: l’apprendistato è connotato da una causa mista, in cui l’obbligo formativo concorre in modo essenziale con quello retributivo. L’assenza di un piano formativo scritto e contestuale, il mancato affiancamento di un tutor e la pregressa e autonoma padronanza delle mansioni da parte del lavoratore integrano un vizio genetico del contratto. La conseguenza è la conversione ex lege del rapporto in lavoro subordinato a tempo indeterminato ordinario, con obbligo per il datore di corrispondere le differenze retributive maturate e di restituire le agevolazioni contributive indebitamente godute. Una disamina puntuale per imprese, consulenti del lavoro e operatori del diritto, che conferma come la tutela del risparmio aziendale non possa mai elidere l’effettività del percorso formativo, pena la radicale nullità contrattuale e le relative responsabilità patrimoniali.

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Mobbing e Demansionamento: La Cassazione Fissa i Paletti – Onere della Prova, “Animus Nocendi” e il Dovere di Ricollocazione Equivalente.

La recente ordinanza della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, n. 849/2026 (R.G. 15893/2023) affronta con rigore uno degli ambiti più delicati del diritto del lavoro: il confine tra esigenze organizzative, sopravvenuta inidoneità fisica e condotte vessatorie sistematiche. L’articolo analizza i principi ribaditi dalla Suprema Corte in materia di obbligo di ricollocazione a mansioni equivalenti ex art. 42 d.lgs. n. 81/2008, la ripartizione dell’onere della prova in capo al datore di lavoro e i parametri per la configurazione del mobbing ex art. 2087 c.c., con specifico riguardo alla desumibilità presuntiva dell’animus nocendi. Un contributo di immediata utilità per avvocati giuslavoristi, uffici risorse umane e professionisti chiamati a gestire le criticità psico-fisiche e relazionali in contesto aziendale, nel rispetto dei consolidati orientamenti giurisprudenziali e dei rigidi limiti del giudizio di legittimità.

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Revoca unilaterale del periodo feriale e configurabilità della fattispecie di straining.

Il presente contributo analizza la legittimità della revoca unilaterale del periodo feriale da parte del datore di lavoro e le conseguenze risarcitorie qualora tale condotta integri la fattispecie di straining lavorativo. In breve: 🔹 Il diritto alle ferie è costituzionalmente tutelato (art. 36 Cost.) e non può essere compresso arbitrariamente dal potere organizzativo datoriale. 🔹 La revoca delle ferie è legittima solo in presenza di comprovate, improvvise e non altrimenti gestibili esigenze aziendali, comunicate con congruo preavviso e nel rispetto dei principi di buona fede e correttezza contrattuale. 🔹 La revoca immotivata all'ultimo minuto, specie se attuata con modalità brusche o umilianti, può configurare straining: una condotta persecutoria, anche di breve durata, idonea a cagionare al lavoratore uno stato di stress psicofisico superiore alla normale tollerabilità. 🔹 Il lavoratore ha diritto al risarcimento di: - Danno patrimoniale: spese di viaggio e prenotazioni non recuperabili; - Danno non patrimoniale: lesione del diritto al riposo, alla vita familiare e all'integrità psicofisica (danno esistenziale e biologico). 🔹 Prova e tutela: è fondamentale documentare la programmazione delle ferie, la revoca improvvisa, le spese sostenute e l'eventuale pregiudizio alla salute, al fine di dimostrare il nesso causale tra condotta datoriale e danno subito. In conclusione, il potere direttivo del datore di lavoro non è illimitato: quando si traduce in arbitrio lesivo della dignità e della salute del lavoratore, l'ordinamento appresta piena tutela risarcitoria, anche per condotte di breve durata ma di elevata intensità lesiva.

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Licenziamento disciplinare per presunta simulazione di malattia.

L’ordinanza in esame verte sulla legittimità del licenziamento disciplinare fondato sulla presunta simulazione dello stato di malattia da parte del lavoratore. Nel caso di specie, il datore di lavoro aveva contestato al dipendente di aver finto una patologia di natura psichica al fine di evitare lo svolgimento di nuove mansioni assegnate. Il giudice di merito aveva ritenuto provato il carattere simulato della malattia valorizzando una serie di elementi indiziari: la provenienza del certificato da un medico di medicina generale, la presunta superficialità della diagnosi, la mancata esecuzione di una visita specialistica psichiatrica, il mancato acquisto dei farmaci prescritti e la manifesta contrarietà del lavoratore al mutamento di mansione.

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Certificazione Unica 2026 e Modello 730 Precompilato: Criticità sui Dati INPS e Allineamento di Studio Argari alla Linea CGIL

Diverse Certificazioni Uniche (CU) 2026 inviate da INPS e altri datori di lavoro contenevano un errore nella casella 718, relativa alla codifica del reddito di lavoro dipendente. Questo dato è essenziale per calcolare correttamente la "somma aggiuntiva" e le detrazioni lavoro dipendente previste dalla Legge di Bilancio 2025. Se non corretto, l'errore potrebbe escludere automaticamente il contribuente da agevolazioni fiscali, con una perdita economica stimata tra € 960 e € 1.000 a seconda del reddito. L'Agenzia delle Entrate ha riconosciuto il problema, confermando che gli enti interessati hanno già provveduto a rettificare e ritrasmettere i dati corretti. La dichiarazione precompilata è stata aggiornata, ma è consigliabile attendere il 14 maggio 2026 prima di inviare definitivamente il 730, per consentire l'assorbimento di eventuali ulteriori rettifiche. In linea con le indicazioni della CGIL, Studio Argari adotta un approccio cautelativo: verifica preventiva di tutte le CU, richiesta di rettifica in caso di anomalie e assistenza personalizzata per tutelare il diritto dei contribuenti alle agevolazioni spettanti. Controllare la propria CU, verificare la casella 718 e, in caso di dubbi, rivolgersi a un professionista qualificato prima di confermare il 730 precompilato.

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Firma dal Sindacato? Attenzione: il Tuo Accordo Potrebbe Non Valere Nulla,

Hai mai firmato un accordo di conciliazione con l'assistenza di un sindacato, pensando di aver chiuso definitivamente la controversia? Attenzione: non tutte le firme garantiscono la stessa tutela. Questo articolo chiarisce un aspetto cruciale del diritto del lavoro italiano: la conciliazione sindacale è inoppugnabile solo se rispetta precisi requisiti di legge. La mera presenza di un rappresentante sindacale sul verbale, infatti, non basta a blindare l'accordo. Se manca la previsione nel CCNL, se la procedura si svolge in sede non idonea (come l'azienda stessa), o se l'assistenza fornita al lavoratore è stata solo formale, il verbale può essere impugnato e dichiarato nullo. Una guida essenziale per lavoratori, sindacalisti e operatori del diritto per comprendere quando un accordo è davvero definitivo e quando, invece, nasconde insidie pronte a riaprire il contenzioso.

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