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L’INPS non può limitare la concessione della Naspi solo ad alcune ipotesi di dimissioni per giusta causa

Il lavoratore vedeva rigettata dall’INPS la sua richiesta di accedere alla Naspi; ad avviso del Comitato provinciale dell’Istituto solo le ipotesi di dimissioni per giusta causa motivate dal mancato pagamento della retribuzione, l’aver subito molestie sessuali e la modifica peggiorativa delle mansioni permetterebbero di accedere alla prestazione (ipotesi esemplificate dall’INPS con propria circolare). Il lavoratore conveniva in giudizio l’INPS dinnanzi al Tribunale di Milano.

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I controlli del datore di lavoro sull’adempimento della attività lavorativa tramite agenzia investigativa divieti, limiti ai controlli diversi

L’assunto in partenza dichiarato dalla Corte territoriale, secondo cui l'attività lavorativa del G. poteva essere controllata dall’agenzia investigativa al fine di verificare il corretto adempimento delle prestazioni cui questi era tenuto, pregiudica ogni successivo argomentare perché radicato su di una esatta ricognizione della fattispecie astratta di riferimento ed impone un nuovo esame al giudice del rinvio; questi, emendato l’errore di diritto, verificherà nella concretezza della vicenda sottoposta al suo giudizio se il controllo investigativo riguardasse l'adempimento o l'inadempimento dell'obbligazione contrattuale del lavoratore, oppure, senza sconfinare in una attività di vigilanza dell’attività lavorativa, fosse finalizzato all’accertamento di atti illeciti.

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Tribunale di Roma: quali conseguenze in caso di violazione del patto di stabilità da parte dell’apprendista?

Con la sentenza n. 1646 del 09.02.2024, il Tribunale di Roma afferma che è legittima la previsione di una penale in caso di mancato rispetto del patto di stabilità da parte dell’apprendista, avendo il datore sostenuto un reale costo finalizzato alla formazione del lavoratore per poter beneficiare per un periodo di tempo minimo, ritenuto congruo, del bagaglio di conoscenze acquisito dal dipendente.

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“Lavoro (rapporto di)” “Licenziamento (giusta causa)” “Licenziamento, disciplinare” “Provvedimento disciplinare, e procedimento”

Con sentenza 16 giugno 2021, la Corte d'appello di Roma ha dichiarato illegittimo il licenziamento intimato per giusta causa il 16 maggio 2017 da s.r.l. al proprio dipendente, , per svolgimento di attività extralavorativa in costanza di astensione dal lavoro, condannando la società datrice alla sua reintegrazione nel posto di lavoro e al pagamento, in suo favore a titolo risarcitorio, di un'indennità pari a otto mensilità dell'ultima retribuzione di fatto, oltre accessori di legge: così riformando la sentenza di primo grado, che aveva invece ritenuto legittimo il licenziamento.

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La nozione di «mobbing» – come quella di «straining» – è una nozione di tipo medico-legale che non ha autonoma rilevanza ai fini giuridici.

E' configurabile lo straining, quando vi siano comportamenti stressogeni scientemente attuati nei confronti di un dipendente, anche se manchi la pluralità delle azioni vessatorie (Cass. civ. 10 luglio 2018, n. 18164). In materia di tutela della salute nell’ambiente di lavoro, la Suprema Corte ha inoltre chiarito che un “ambiente lavorativo stressogeno” è configurabile come fatto ingiusto, suscettibile di condurre anche al riesame di tutte le altre condotte datoriali allegate come vessatorie, ancorché apparentemente lecite o solo episodiche, in quanto la tutela del diritto fondamentale della persona del lavoratore trova fonte direttamente nella lettura, costituzionalmente orientata, dell’art. 2087 c.c. (vedi, tra le altre: Cass. civ. 7 febbraio 2023 n. 3692 e nello stesso senso: Cass. civ. nn. 33639/2022, 33428/2022, 31514/2022).

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Differenze TFS e TFR ,indennità sostitutiva delle ferie e base contributiva

Hanno diritto all’indennità di buonuscita i dipendenti civili e militari dello Stato in senso stretto assunti con contratto a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000 e, indipendentemente dalla data di assunzione, i dipendenti rimasti in regime di diritto pubblico, ai sensi dell’art. 3, d.lgs. n. 165 del 2001, che hanno risolto, per qualunque causa, il rapporto di lavoro e quello previdenziale con almeno un anno di iscrizione.

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Diffamazione e diritto di critica sindacale

La vicenda in esame si caratterizza per l'espressione, da parte di soggetti titolati a farlo (in quanto rappresentanti sindacali), di espressioni di dissenso nei confronti di un dirigente aziendale giudicato, per così dire, inutilmente zelante rispetto a determinate sue mansioni.

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Legge 104: come cambia dopo il decreto Disabilità

Del tutto sostituito è l’art. 4 della legge n. 104/1992 in base al quale il riconoscimento della condizione di disabilità di cui all'art. 3, è effettuato dall’INPS mediante l’attività di commissioni che assolvono alle funzioni di Unità valutative di base. Il procedimento di valutazione di base è inteso ad accertare la condizione di disabilità e costituisce un procedimento complesso ma unitario ed omnicomprensivo, preordinato al riconoscimento della condizione di disabilità e comprende pressoché tutte le situazioni di disabilità quali l’invalidità civile, la cecità e la sordità civili.

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Messa a riposo da parte dell’agenzia di somministrazione di lavoratori impiegati in una medesima missione per diversi anni e condanna al ripristino del rapporto in capo all’utilizzatore (2024)

La particolarità della pronuncia in oggetto sta nell’avere ritenuto applicabile tali principi anche al caso in cui il rapporto di lavoro tra lavoratore e agenzia di somministrazione sia a tempo indeterminato, traendone una conclusione che contribuisce al consolidamento di un orientamento già presente nella giurisprudenza di merito.

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Requisiti e condizioni per l’accesso alla pensione anticipata c.d. opzione donna

Il requisito anagrafico di 61 anni è ridotto di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni. Per le lavoratrici di cui alla lettera c) del comma 1-bis del citato articolo 16 (cfr. la successiva lettera c) del presente paragrafo), la riduzione massima di due anni del requisito anagrafico si applica anche in assenza di figli. Al requisito anagrafico richiesto per l’accesso al pensionamento in esame non si applicano gli adeguamenti alla speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122.

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