Loading...

Mobbing e Responsabilità Personale del Dirigente: Quando il Datore di Lavoro è Esente, Risponde il Superiore Gerarchico ex Art. 2043 c.c.

Mobbing e Responsabilità Personale del Dirigente: Quando il Datore di Lavoro è Esente, Risponde il Superiore Gerarchico ex Art. 2043 c.c.

Il Fatto e la Dinamica Processuale

  1. La privazione, dal marzo 2009, di attività strettamente territoriali, “confinando” la vittima nelle sole attività ambulatoriali con la giustificazione di evitare la sovraesposizione e tutelare gli utenti;
  2. L’assegnazione, dal 31 marzo 2010, a compiti non assistenziali;
  3. Il mancato reintegro nelle funzioni originarie nonostante le disposizioni degli organi superiori.

I Motivi di Ricorso e la Questione Giuridica

  1. Violazione delle norme sulla dirigenza sanitaria (d.lgs. n. 502/1992, d.lgs. n. 165/2001) e del CCNL, sostenendo che i provvedimenti fossero atti d’ufficio imputabili dal di un Centro di Salute Mentale e non alla persona fisica. Poiché l’ASP era stata assolta con sentenza passata in giudicato, ne conseguirebbe l’insussistenza di responsabilità anche a carico della dirigente.
  2. Violazione degli artt. 2103 e 2087 c.c., contestando che il mobbing possa configurarsi per fatto del dipendente quando il datore di lavoro vi sia rimasto estraneo.
  3. Violazione degli artt. 2043 e 2067 c.c., lamentando l’applicazione errata dei criteri di prova e liquidazione del danno tipici della responsabilità contrattuale (art. 2087 c.c.) a una fattispecie di responsabilità extracontrattuale.

La Decisione della Corte: Autonomia della Responsabilità Ex Art. 2043 c.c.

1. Distinzione tra Art. 2087 e Art. 2043 c.c.

2. Qualificazione Giuridica e “Causa Petendi”

3. Irrilevanza della Sentenza Penale di Assoluzione

4. Liquidazione Equitativa

Indicazioni Operative per la Redazione di Ricorsi Simili

  1. Strategia Difensiva del Dirigente: Non è sufficiente eccepire la natura “istituzionale” degli atti o l’assenza di responsabilità del datore di lavoro. Se l’Ente è stato scagionato perché ha vigilato o perché le condotte erano “personali”, il dirigente rischia la condanna diretta ex art. 2043 c.c. È fondamentale dimostrare l’esistenza di concrete esigenze organizzative oggettive che giustifichino i cambi di mansione, smentendo l’allegazione di intento persecutorio.
  2. Onere della Prova: In presenza di esclusione della responsabilità datoriale, la vittima deve provare l’intento vessatorio del singolo superiore. La Corte ribadisce che la pluralità di comportamenti, anche se singolarmente leciti, diventa illecita se unita dall’intento persecutorio (Cass. n. 12518/12 maggio 2025).
  3. Gestione del Giudicato Parziale: Se si ottiene l’assoluzione dell’Ente in primo grado, tale statuizione, se non impugnata, diventa un potente strumento per spostare l’intera responsabilità sul dipendente autore materiale delle condotte in sede di impugnazione o nei gradi successivi.
  4. Qualificazione della Domanda: In fase di redazione dell’atto di citazione o di comparsa di risposta, è prudente allegare fatti che possano sostenere sia la responsabilità contrattuale del datore (art. 2087 c.c.) sia, in subordine o alternativamente, quella extracontrattuale del singolo (art. 2043 c.c.), per evitare preclusioni in caso di riqualificazione officiosa da parte del giudice.

Lascia un commento

Quick Navigation
×
×

Cart