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La Responsabilità del Datore di Lavoro ex Art. 2087 c.c. per Patologie “Latenti” da Rumore Antropico.

Il datore di lavoro è tenuto ad adottare, ai sensi dell'art. 2087 c.c., non soltanto le misure espressamente previste dalla normativa speciale (D.Lgs. 81/2008), ma anche tutte le cautele suggerite dalla prudenza, dall'esperienza e dalla particolarità del lavoro, al fine di prevenire danni alla salute del prestatore, inclusi quelli derivanti da esposizione a rumore antropico capace di aggravare o far emergere patologie latenti (acufeni, iperacusia, disturbi neuro-vegetativi), anche in assenza di superamento delle soglie di pressione sonora normativamente predeterminate.

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Campagna Fiscale 2026: Studio Argari Informa su Date, Sedi e Documentazione Necessaria

In vista dell’imminente scadenza per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, lo Studio Argari annuncia l’avvio ufficiale della Campagna Fiscale 2026. L’iniziativa è finalizzata a supportare i contribuenti nella compilazione e nell’invio telematico dei modelli fiscali, assicurando il rispetto degli obblighi normativi e l’ottimizzazione delle posizioni fiscali sia individuali che familiari. All’interno dell’informativa troverete i dettagli operativi, le sedi disponibili e l’elenco completo della documentazione richiesta per l’anno in corso.

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Il Requisito dell’Autonomia Funzionale nel Trasferimento di Ramo d’Azienda: Analisi della Sentenza della Corte di Appello di Roma n. 3373/2024

La sentenza in esame affronta la qualificazione giuridica di un'operazione di trasferimento di personale tra un istituto di credito e una società di servizi tecnologici, vertendo specificamente sulla sussistenza dei requisiti per la cessione di ramo d'azienda ex art. 2112 c.c. La Corte di Appello di Roma ha stabilito che l'unità organizzativa trasferita era priva di autonomia funzionale, continuando a operare mediante sistemi informatici e procedure di proprietà della società cedente. Tale circostanza ha determinato la qualificazione dell'operazione come mera esternalizzazione di servizi, soggetta al regime di cessione dei contratti di lavoro ex art. 1406 c.c. che richiede il consenso individuale. In difetto di tale consenso, la Corte ha dichiarato l'illegittimità del trasferimento e ordinato il ripristino dei rapporti di lavoro con la società originaria.

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L’ASSISTENTE ALGORITMICO NELLE CUFFIE DEI DIPENDENTI: TRA SUPPORTO OPERATIVO E CONTROLLO A DISTANZA INOSSIDABILE

L'impiego di dispositivi wearable dotati di intelligenza artificiale per l'assistenza vocale ai dipendenti – come nel caso sperimentale di Burger King – configura una fattispecie giuridicamente ibrida, sospesa tra supporto operativo e controllo a distanza ex art. 4 L. n. 300/1970. Qualora lo strumento consenta, anche indirettamente, la rilevazione di parametri qualitativi o quantitativi della prestazione (tono di voce, tempi di risposta, sentiment analysis), esso rientra nel perimetro di legittimità dei controlli a distanza, richiedendo il previo accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro, a pena di illegittimità sostanziale e processuale. Sul piano probatorio, i KPI generati da algoritmi opachi ("black box") presentano profili di criticità in ordine all'attendibilità, verificabilità e immodificabilità del dato: in sede disciplinare o giudiziale, il giudice potrebbe dichiararne l'inutilizzabilità per violazione del principio del contraddittorio e del diritto di difesa. Parallelamente, il trattamento dei dati vocali e meta-informazioni deve rispettare i principi di minimizzazione, finalità determinata e trasparenza del GDPR, con informativa chiara e conservazione limitata al tempo strettamente necessario. Per un utilizzo "difendibile" dello strumento, si raccomanda: (i) chiarezza documentale sulla finalità esclusiva di supporto o formazione; (ii) attivazione della procedura ex art. 4 Statuto dei Lavoratori; (iii) clausole contrattuali di inutilizzabilità dei dati per fini disciplinari; (iv) minimizzazione dei dati e retention breve; (v) informativa reale e comprensibile; (vi) audit indipendenti sull'algoritmo. Solo attraverso un governo preventivo e condiviso della tecnologia è possibile trasformare l'innovazione da rischio contenzioso a valore condiviso, nel rispetto della dignità professionale e delle garanzie costituzionali del lavoratore.

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IL REGIME DELLE TUTELE CONTRO IL LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO NEL SISTEMA DEL JOBS ACT:

per il lavoratore assunto con contratto a tutele crescenti dopo il 7 marzo 2015, l'indennità per licenziamento illegittimo "economico" non è più un dato puramente matematico, ma il risultato di un bilanciamento giudiziale tra anzianità di servizio e circostanze concrete, entro una forbice legale che va da sei a trentasei mensilità (o da tre a diciotto, per le piccole imprese). La reintegrazione, invece, rimane circoscritta alle ipotesi di nullità, discriminazione, forma orale o insussistenza del fatto materiale contestato.

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Tutela della Genitorialità e Accesso alla NASPI per i Lavoratori Domestici: Vittoria Giurisdizionale contro l’INPS.

La Corte di Appello di Milano ha rigettato l'appello dell'INPS, confermando il diritto alla prestazione previdenziale sulla base di un'interpretazione costituzionalmente orientata del Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs. n. 151/2001). Il nodulo giuridico centrale risiedeva nel mancato richiamo espresso, all'interno dell'art. 62 (normativa speciale per i lavoratori domestici), degli artt. 54 e 55 dello stesso decreto, i quali equiparano le dimissioni volontarie al licenziamento durante il periodo protetto. L'Istituto previdenziale sosteneva che tale silenzio normativo escludesse a priori la tutela per la categoria domestica.

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Cassazione Civile, Sez. Lav., 11 marzo 2026, n. 5436: Responsabilità datoriale ex art. 2087 c.c. per condotte persecutorie in ambito lavorativo.

La sentenza della Cassazione Civile, Sez. Lav., 11 marzo 2026, n. 5436, concerne la responsabilità datoriale ex art. 2087 c.c. in relazione a condotte persecutorie poste in essere da colleghi di lavoro. La Suprema Corte ha confermato la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno non patrimoniale (biologico e morale) subito dal dipendente, ribadendo che l'obbligo di sicurezza impone all'imprenditore di tutelare l'integrità psico-fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro, anche rispetto alle dinamiche relazionali interne. Viene inoltre confermata l'illegittimità del licenziamento per superamento del periodo di comporto, stante il nesso causale tra le assenze per malattia e il quadro ansioso-depressivo derivante dall'inadempimento datoriale. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale del lavoratore, sia il ricorso incidentale del datore di lavoro, validando la liquidazione equitativa del danno operata dai giudici di merito con criterio di personalizzazione.

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Ferie non godute: l’onere della prova a carico del datore di lavoro e il rafforzamento della tutela del lavoratore nell’orientamento giurisprudenziale

La recente giurisprudenza di legittimità e sovranazionale – Cass. ord. n. 13691/2025, ord. n. 32689/2025; CGUE, causa C-218/22 – ha definitivamente consolidato il principio secondo cui spetta al datore di lavoro provare di aver sollecitato il lavoratore a fruire delle ferie, informandolo delle conseguenze della mancata fruizione e garantendogli la concreta possibilità organizzativa di assentarsi.Il lavoratore, anche se dirigente, è tenuto a provare soltanto l'esistenza del rapporto, la sua cessazione e il monte ferie residuo. Qualora l'azienda non produca prova liberatoria delle sollecitazioni effettuate, il diritto all'indennità sostitutiva delle ferie non godute sorge automaticamente, a prescindere dalla causa della cessazione del rapporto. Punto fermo: non è più sufficiente invocare l'autonomia organizzativa del lavoratore o il divieto normativo di monetizzazione; occorre dimostrare, con prova documentale e tempestiva, l'adempimento degli obblighi di sollecitazione e organizzazione. In difetto, la tutela del diritto fondamentale al riposo (art. 36 Cost., art. 31 Carta UE) prevale sulle esigenze aziendali.

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Stress lavoro-correlato e violenza verso l’utenza: la Cassazione fissa il perimetro della giusta causa di licenziamento

La Corte di Cassazione ha stabilito che lo stress lavoro-correlato non costituisce causa giustificativa né attenuante di condotte violente poste in essere dal dipendente nei confronti di utenti o clienti. Nel confermare la legittimità del licenziamento per giusta causa ex art. 2119 c.c., i Giudici di legittimità hanno ribadito che la professionalità richiesta a chi opera a contatto con il pubblico include la capacità di gestire situazioni di tensione senza ricorrere ad aggressioni fisiche o verbali, le quali – di per sé – integrano una violazione grave dei doveri di correttezza, diligenza e fedeltà (artt. 2104-2105 c.c.) e determinano l'immediata e irreparabile incrinatura del vincolo fiduciario. Ne consegue che, in assenza di prova specifica e documentata di condizioni psico-fisiche incapacitanti, il mero richiamo a criticità organizzative o carichi lavorativi eccessivi non è idoneo a neutralizzare la gravità oggettiva del fatto né a rendere sproporzionata la sanzione espulsiva. Per gli operatori del diritto, la decisione offre un criterio ermeneutico chiaro: la tutela della sicurezza e della dignità dell'utenza prevale su allegazioni generiche di disagio lavorativo, a meno che queste non siano rigorosamente provate e direttamente causali rispetto alla condotta contestata.

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