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NASpI e Decadenza: il mero ruolo di amministratore di società integra l’obbligo di comunicazione all’INPS? L’orientamento della Cassazione

L’Ordinanza n. 1020/2026 della Corte Suprema di Cassazione, Sezione Lavoro, affronta un nodo interpretativo di rilevante impatto pratico in materia di indennità NASpI: la mera titolarità formale di una carica societaria, quale l’amministratore unico, integra di per sé l’obbligo di comunicazione all’ente previdenziale e la conseguente decadenza dal beneficio in caso di omesso adempimento? Il Supremo Collegio risponde in senso negativo, chiarendo che la sanzione decadenziale di cui all’art. 11, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 22/2015 presuppone l’effettivo svolgimento di un’attività lavorativa autonoma o imprenditoriale produttiva di reddito. Come testualmente statuito dal Giudice di legittimità, «La fattispecie di decadenza di cui all'art. 11, comma 1, lett. c), del d.lgs. n. 22 del 2015, invero, non è applicabile automaticamente al socio, consigliere di amministrazione o amministratore unico di una società a responsabilità limitata, in quanto tali figure non implicano di per sé lo svolgimento di attività lavorativa di carattere autonomo o imprenditoriale soggetta all’obbligo di comunicazione di cui all’art. 10, comma 1, del medesimo decreto». La pronuncia evidenzia, dunque, come la gratuità dell’incarico e l’assenza di un’effettiva attività prestazionale escludano il sorgere dell’onere informativo, tracciando un preciso confine tra qualifiche meramente formali e reali presupposti di perdita del trattamento.

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Smart Working Negato al Lavoratore Fragile: La Sentenza n. 2/2024 dell’Anno 2026 e i Confini della Tutela Oncologica

Questa pronuncia del Tribunale di Busto Arsizio (sentenza n. 2/2024, depositata nel 2026) affronta un tema di stringente attualità: il confine tra obblighi datoriali e tutela della salute nel contesto del lavoro agile. Il caso riguarda una lavoratrice affetta da patologia oncologica che, pur avendo tempestivamente comunicato il proprio status di "lavoratrice fragile", non è stata tempestivamente adibita allo smart working, subendo conseguenti pregiudizi alla salute e alla sfera retributiva.

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Sincronizzazione illecita di dati strategici e licenziamento disciplinare: la Cassazione delinea i confini del sindacato di proporzionalità e il riparto dell’onere probatorio (Ord. n. 5220/2025)

L’Ordinanza n. 5220/2025 della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, esamina la legittimità del licenziamento disciplinare intimato a seguito della sincronizzazione non autorizzata di documenti aziendali strategici. La Suprema Corte ha ribadito che il giudizio di proporzionalità tra condotta addebitata e sanzione espulsiva è devoluto in via esclusiva al giudice di merito, sindacabile in sede di legittimità soltanto “quando la motivazione della sentenza impugnata sul punto manchi del tutto, ovvero sia affetta da vizi giuridici consistenti nell'essere stata essa articolata su espressioni od argomenti tra loro inconciliabili, oppure perplessi ovvero manifestamente ed obiettivamente incomprensibili”. La pronuncia chiarisce inoltre i rigorosi confini del riparto dell’onere probatorio in materia di giusta causa, il principio processuale delle rationes decidendi plurime e i limiti del sindacato di legittimità sulle scelte discrezionali del giudice in sede istruttoria, confermando l’applicazione della tutela risarcitoria ex art. 3, comma 1, d.lgs. n. 23/2015 in difetto di prova effettiva di sottrazione, danneggiamento o effettivo trafugamento dei dati.

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Accomodamento Ragionevole e Trasferimento Geografico: Il Bilanciamento tra Tutela della Disabilità e Flessibilità Aziendale nel Giudizio d’Urgenza ex Art. 700 c.p.c.

na lavoratrice affetta da sclerosi multipla ha chiesto, in via d'urgenza, il trasferimento definitivo dalla sede di Firenze a una delle unità operative di Palermo, dove risiedono i familiari in grado di assisterla. Il datore di lavoro ha opposto ragioni organizzative ed economiche, negando la richiesta.

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Licenziamento Verbale: L’Onere della Prova a Carico del Lavoratore.

Nel caso di impugnazione di un licenziamento intimato oralmente, grava sul lavoratore l'onere di provare che la risoluzione del rapporto di lavoro sia ascrivibile alla volontà datoriale, anche se manifestata mediante comportamenti concludenti. Come statuito dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 3822/2019), "il lavoratore che impugni il licenziamento allegandone l'intimazione senza l'osservanza della forma scritta ha l'onere di provare, quale fatto costitutivo della domanda, che la risoluzione del rapporto è ascrivibile alla volontà datoriale, seppure manifestata con comportamenti concludenti". Nel caso di specie, il Tribunale di Napoli Nord ha ritenuto che una mera comunicazione aziendale inviata ai fornitori – con la quale si segnalava l'avvenuta cessazione delle mansioni del dipendente – non fosse idonea a dimostrare l'avvenuta intimazione di un licenziamento verbale. Tale documento, avente valore meramente gestionale, non poteva sostituire la prova rigorosa dell'atto espulsivo, specialmente in presenza di un successivo procedimento disciplinare formalizzato per assenza ingiustificata. La sentenza ribadisce, dunque, un principio cardine: in assenza di forma scritta, non è sufficiente allegare un licenziamento orale; occorre dimostrarne l'effettiva intimazione attraverso elementi probatori certi, univoci e coerenti con la dinamica fattuale. In difetto, prevale la legittimità del recesso disciplinare formalizzato secondo le procedure di legge (art. 7 L. n. 300/1970), con conseguente rigetto delle domande reintegratorie e risarcitorie del lavoratore.

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Maternità: la Cassazione chiarisce il confine tra congedo obbligatorio e parentale.

La Corte Suprema di Cassazione, con l'ordinanza in esame, sancisce l'illegittimità della determinazione dell'indennità di maternità basata sulle date di presentazione delle istanze amministrative piuttosto che sui periodi previsti ex lege. Il giudice di merito aveva erroneamente circoscritto il diritto al periodo intercorrente tra la domanda di astensione obbligatoria e quella facoltativa, violando la disciplina del d.lgs. n. 151/2001. La Cassazione ribadisce la netta distinzione tra congedo di maternità (artt. 16 e 20) e congedo parentale (art. 32), affermando che la tutela economica non può subire compressioni derivanti da errori materiali nella individuazione dei termini di presentazione delle domande, dovendo invece riflettere la durata sostanziale dei congedi spettanti alla lavoratrice.

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La Responsabilità del Datore di Lavoro ex Art. 2087 c.c. per Patologie “Latenti” da Rumore Antropico.

Il datore di lavoro è tenuto ad adottare, ai sensi dell'art. 2087 c.c., non soltanto le misure espressamente previste dalla normativa speciale (D.Lgs. 81/2008), ma anche tutte le cautele suggerite dalla prudenza, dall'esperienza e dalla particolarità del lavoro, al fine di prevenire danni alla salute del prestatore, inclusi quelli derivanti da esposizione a rumore antropico capace di aggravare o far emergere patologie latenti (acufeni, iperacusia, disturbi neuro-vegetativi), anche in assenza di superamento delle soglie di pressione sonora normativamente predeterminate.

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Disabilità e Rapporto di Lavoro: Nullità del Licenziamento Discriminatorio e Obbligo di Accomodamento Ragionevole Geografico.

Il presente contributo esamina due recenti provvedimenti giurisprudenziali – la Sentenza della Corte Suprema di Cassazione, Sez. Lav., n. 4623 del 2 marzo 2026, e l'Ordinanza del Tribunale Ordinario di Firenze, Sez. Lav., del 24 febbraio 2026 (N. R.G. 4308/2025) – che delineano i confini della tutela del lavoratore disabile nell'ordinamento italiano. Nel primo caso, la Cassazione afferma un principio di rilevanza sistematica: il licenziamento per superamento del periodo di comporto intimato a lavoratore disabile, senza previa interlocuzione e senza adottare gli accomodamenti ragionevoli previsti dall'art. 3, comma 3-bis, D.Lgs. n. 216/2003, integra una discriminazione indiretta e deve essere dichiarato nullo. Cruciale è il riconoscimento che il lavoratore non ha l'onere di dichiarare spontaneamente la propria disabilità (dato sensibile); spetta invece al datore di lavoro, in presenza di elementi indicatori ("campanelli d'allarme"), attivare un procedimento di verifica e di dialogo prima di procedere al recesso. Il silenzio della lavoratrice non può, pertanto, essere valorizzato per ridurre il risarcimento del danno. Nel secondo provvedimento, il Tribunale di Firenze applica l'istituto dell'accomodamento ragionevole in chiave geografica: ordina il trasferimento definitivo della lavoratrice affetta da sclerosi multipla presso una sede prossima ai familiari residenti a Palermo, ritenendo che tale misura sia necessaria a garantire la piena ed effettiva partecipazione alla vita professionale, senza che il datore di lavoro abbia provato l'esistenza di un onere sproporzionato o eccessivo. L'analisi combinata dei due casi evidenzia l'evoluzione verso una tutela sostanziale della disabilità nel rapporto di lavoro, fondata su doveri proattivi del datore, sul bilanciamento degli interessi e sull'effettività delle misure di inclusione.

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Campagna Fiscale 2026: Studio Argari Informa su Date, Sedi e Documentazione Necessaria

In vista dell’imminente scadenza per la presentazione delle dichiarazioni dei redditi, lo Studio Argari annuncia l’avvio ufficiale della Campagna Fiscale 2026. L’iniziativa è finalizzata a supportare i contribuenti nella compilazione e nell’invio telematico dei modelli fiscali, assicurando il rispetto degli obblighi normativi e l’ottimizzazione delle posizioni fiscali sia individuali che familiari. All’interno dell’informativa troverete i dettagli operativi, le sedi disponibili e l’elenco completo della documentazione richiesta per l’anno in corso.

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