Intelligenza artificiale bocciata in tribunale: condanna per chi la usa in malafede.
Il Tribunale di Torino, con sentenza n. 2120 del 16 settembre 2025, ha rigettato un’opposizione a ingiunzione di pagamento redatta con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, rilevando un testo privo di coerenza logica, argomenti generici e citazioni normative e giurisprudenziali “astratte e inconferenti”. Il giudice ha ritenuto il ricorso non solo inutile, ma abusivo, configurando un caso di lite temeraria ai sensi dell’articolo 96 del Codice di procedura civile. Di conseguenza, la parte è stata condannata al pagamento di 500 euro, da versare sia alle controparti che alla Cassa delle ammende (art. 96, comma 4, c.p.c.), per malafede o colpa grave nell’aver presentato un atto giudiziario sostanzialmente privo di fondamento. Il caso si aggiunge a un precedente del Tribunale di Firenze (marzo 2025), dove un avvocato aveva citato sentenze inesistenti generate da ChatGPT, senza però incorrere in sanzioni poiché non era provata la mala fede. Entrambe le pronunce lanciano un chiaro monito: l’IA può essere un utile strumento di supporto, ma non sostituisce la verifica umana, la competenza professionale e la responsabilità di chi firma un atto giudiziario. L’affidamento cieco all’algoritmo, senza controllo critico, espone a rischi processuali ed economici concreti.

