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Discrimina il datore di lavoro che licenzia per superamento del comporto senza considerare il maggior rischio del lavoratore disabile di accumulare giorni di assenza per malattia rispetto ai colleghi non disabili

Discrimina il datore di lavoro che licenzia per superamento del comporto senza considerare il maggior rischio del lavoratore disabile di accumulare giorni di assenza per malattia rispetto ai colleghi non disabili

La Corte di Cassazione conferma un recente orientamento dei giudici di merito secondo cui è discriminatorio non considerare la condizione di disabilità del lavoratore nel computo del periodo di comporto.

La Corte ritiene che nel caso sottoposto al suo giudizio l’applicazione al lavoratore dell’ordinario periodo di comporto ha rappresentato una discriminazione indiretta in quanto, «rispetto a un lavoratore non disabile, il lavoratore disabile è esposto al rischio ulteriore di assenze dovute a una malattia collegata alla sua disabilità, e quindi soggetto a un maggiore rischio di accumulare giorni di assenza per malattia e di raggiungere i limiti massimi di cui alla normativa pertinente»; aggiunge che secondo la normativa UE «è tale rischio a rendere idonea una normativa che fissa limiti massimi di malattia, identici per lavoratori disabili e non, in vista del recesso datoriale per (quale quella sul comporto breve) a svantaggiare i lavoratori disabili e, quindi, a comportare una disparità di trattamento indirettamente basata sulla disabilità».

(Cass. 31 marzo 2023, n. 9095)

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