L’Illusione dell’Onnipotenza Datoriale: Strategie Processuali e “Non Detto” nelle Sentenze sul Superlavoro (Cass. n. 16305 e n. 17754 del 2026)
l tema del "superlavoro" e dei suoi limiti di ragionevolezza non è più solo una questione di organizzazione aziendale, ma rappresenta una delle frontiere più delicate e strategiche del contenzioso giuslavoristico moderno. Al centro del dibattito vi è la responsabilità datoriale ex art. 2087 c.c.: fino a che punto un datore di lavoro può pretendere prestazioni, anche da dirigenti e quadri apicali, senza violare l'invalicabile precetto costituzionale di tutela della salute psicofisica? Le recenti e dirompenti sentenze della Corte di Cassazione del 2026 (nn. 16305 e 17754) hanno tracciato un confine netto, sgombrando il campo da pericolosi falsi miti: l'indennità di funzione, il superminimo o le elevate responsabilità non possono "comprare" o giustificare il sacrificio della salute. Che si tratti di un crollo psichico per l'accumulo di mansioni o di un infarto causato da turni massacranti e mezzi inidonei, la giurisprudenza di legittimità impone un cambio di paradigma. Non siamo più di fronte a mere enunciazioni di principio, ma a precise armi processuali: se la malattia è "figlia" dell'illecito datoriale, il periodo di comporto si azzera, il licenziamento si trasforma in una nullità reintegratoria e il risarcimento del danno diventa integrale, blindando il lavoratore dalle eccezioni sul suo stile di vita o sulle sue condizioni pregresse.

